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16-12-2015 - Gli incontri di mare al Circolo

Nelle scorse settimane sono state organizzate presso il nostro Circolo delle interessanti conferenze tenute da protagonisti della vita di mare, sia in regata sia per crociera, grandi navigazioni e diporto.

Si è iniziato con un incontro con il navigatore oceanico Matteo Miceli, che ha parlato del suo tentativo di giro del mondo con un 40 piedi completamente autosufficiente dal punto di vista energetico.

Sabato 12 dicembre in un intenso e coinvolgente pomeriggio si sono poi alternati Andrea Pendibene, che ha raccontato della sua partecipazione alla Mini Transat e dei suoi progetti con la Marina Militare, e il direttore di orchestra e violoncellista Roberto Soldatini che ha parlato della sua scelta di vivere in barca, navigando per sei mesi all anno in Mediterraneo, e ci ha fatto ascoltare con il suo prezioso violoncello la sua interpretazione della musica del mare.

Di seguito i resoconti di questi tre preziosi incontri.

 

INCONTRI DI MARE :

Matteo Miceli

 Sabato   17 ottobre  2015, in occasione dell apertura del Campionato Invernale di Altura 2015-2106 , il Circolo della Vela di Roma ha ospitato il navigatore solitario Matteo Miceli che ha raccontato la sua  esperienza di navigazione e di naufragio.
L Equatore è ormai alle spalle e – dopo  più di venticinquemila miglia di navigazione – l arrivo sembra prossimo. Matteo ha doppiato Capo Horn da pochi giorni,   ma qualcosa, su Eco 40, l imbarcazione messa a punto per circumnavigare  il globo in autosufficienza energetica e alimentare - sembra non funzionare bene. Da qualche giorno Matteo è in allerta più del solito: la barca non risponde come dovrebbe e governare  è più difficile del solito.  Eppure il peggio sembra essere alle spalle, centocinquanta giorni di navigazione: la prima depressione  già in Mediterraneo, dopo le Bocche di Bonifacio, sino al vento e alle onde impensabili incontrate nell Indiano. Racconta con semplicità Matteo, senza  enfasi,  senza retorica: la partenza da Civitavecchia, il primo momento di difficoltà quando, prossimo alla Corsica,  ha rischiato per un soffio il più scontato dei naufragi, contro gli scogli delle Bocche,  le attività quotidiane come cercare di pescare, farsi la barba, gestire il sonno. Le immagini parlano però di una impresa straordinaria, portata avanti con determinazione,  con una preparazione scrupolosa, con una  continua valutazione del rischio.  Insiste molto Matteo sul tema della sicurezza che riguarda chiunque si avventuri in mare, per una semplice passeggiata o una breve regata costiera. Stupisce, la calma con cui il navigatore  racconta gli eventi che hanno segnato la fine della sua impresa.  E la mattina del 16 marzo 2015, mentre  Matteo sta lavorando sul pilota che dà qualche problema, la barca scuffia, e poi si capovolge. Eco 40 ha perso la chiglia. Matteo sa cosa deve fare, e dopo aver cercato – purtroppo invano - di salvare la Mora, la gallina che lo ha accompagnato nel viaggio,  mette a mare l autogonfiabile, rientra tre volte in barca per prendere il necessario ma è poi costretto ad abbandonare la nave.  Scattano le operazioni di soccorso e –nel giro di qualche ora – Matteo viene recuperato da un cargo dirottato sul luogo del naufragio ed è costretto a abbandonare Eco 40 che  sarà recuperata alcuni mesi più tardi. 

Il tema della sicurezza in mare è ripreso, alla fine dell incontro, da Stefano Ravasi, direttore del Centro per  il Soccorso e la Sicurezza in mare di Anzio, un centro specializzato in corsi e incontri  teorico-pratici sulla gestione delle emergenze, dalla semplice avaria al motore all incendio, alla scuffia, al naufragio.  Matteo Miceli, come altri grandi navigatori, mette la sua esperienza a disposizione  degli allievi dei corsi con lezioni sulla preparazione e gestione della barca con cattivo tempo.

 

 

INCONTRI DI MARE

Andrea Pendibene

Entusiasmo, determinazione,  grinta. Si presenta così, Andrea Pendibene,  sabato 12 dicembre,  nel salone del Circolo per raccontare la sua esperienza, spiegare le caratteristiche della classe Mini 650,   ma anche per condividere progetti di promozione della vela, e dello sport in generale . Viareggino,  classe 1981, Andrea   ha portato avanti  la sua passione per il mare  coniugando studio e navigazione.  Può infatti vantare due lauree (Architettura e Ingegneria navale), oltre diciottomila miglia di navigazione, la prima partecipazione alla Transat  nel 2007,  come skipper più giovane. La sua esperienza più forte è molto recente: dopo aver lungamente preparato  una partecipazione alla Mini Transat 650,  al largo della costa spagnola, durante quella che Andrea  definisce la tempesta perfetta la sua imbarcazione, Pegaso, si capovolge e  perde l albero. Nonostante il danno subito,  la fatica, la stanchezza, Andrea rifiuta di  abbandonare la sua barca, riesce ad attrezzare un armo di fortuna  con i frammenti di albero. Deve però fare i conti con una navigazione molto impegnativa, in una zona caratterizzata non solo dalle difficili condizioni meteo ma anche dall’intensità del traffico delle grandi navi mercantili. In tre giorni e tre notti di navigazione, riesce a  riportare Pegaso a terra.  Certo, la regata è compromessa ma la sua impresa è comunque straordinaria, come straordinario  è il suo desiderio di riprendere subito le attività.  Torna, nel suo racconto, come in quello di Matteo Miceli, la attenzione alla preparazione a situazioni difficili, estreme, alla gestione delle emergenze. Andrea racconta di non aver avuto paura, non ne ha avuto il tempo, concentrato sulla conduzione della barca, sul tentativo di farsi vedere dalle grandi navi che incontrava sulla sua rotta,  mosso dal  desiderio di riportare Pegaso  a terra e non abbandonarla in mezzo all Oceano. E si sente – nelle parole di Andrea – l orgoglio per l eccellenza italiana in molti settori legati alla nautica, dallo studio dei materiali alla  gestione della sicurezza in mare , insieme al rimpianto per il fatto che molto spesso siamo i primi a dimenticare o a non conoscere queste eccellenze. Anche per questo Andrea insiste su un progetto educativo, in collaborazione con la Marina Militare, per cercare di appassionare bambini e ragazzi alla navigazione.

 

 

INCONTRI DI MARE :

Roberto Soldatini

 

Un musicista, direttore di orchestra e compositore,  uno Stradivari di trecento anni, con una piccola crepa e  tracce di sale, inconsuete per uno strumento. Questi i protagonisti del secondo incontro di sabato 12 dicembre, per il ciclo Incontri di mare.  Suona da sempre, Roberto, figlio d arte - il padre era musicista a Santa Cecilia –  la cui prima scelta, quella della musica, nasce dalla emozione provata durante un concerto nella Basilica di Massenzio, molti anni fa. La seconda scelta, invece, è più recente. Cinque anni fa Roberto decide di fare il salto, frequenta un corso per la patente nautica – non aveva alcuna esperienza di vela – e con l aiuto di amici più esperti si mette alla ricerca di una imbarcazione che possa accoglierlo insieme al suo violoncello, non solo per una crociera ma per la vita di tutti i giorni.  Scegliere una barca non è mai semplice,  per Roberto deve avere un requisito fondamentale: una ampiezza tale da permettergli di suonare liberamente il suo strumento.  Ecco Denecia, il Moody 44 che diventa la sua casa. Roberto alleggerisce la propria vita, si libera dei sassolini e dei sassi della vita quotidiana e parte verso Oriente. Prua verso Oriente, verso la Grecia e poi Istanbul.  Giorno per giorno Roberto apprende i segreti della vela e della navigazione e  capisce che  il mare e la musica hanno una stessa natura. Così, con il suono del suo strumento, nel salone del nostro Circolo, sentiamo le onde rincorrersi, frangersi sulla battigia, tornare indietro, viviamo le emozioni di un tramonto a prua, accompagnati dallo sciabordio dell acqua sullo scafo, vediamo delfini incantati dal suono che si fermano per ascoltare. Capiscono la musica, i delfini, come nel mito di Arione, il citaredo greco che chiede di cantare ancora una volta prima di essere  gettato nelle onde da marinai intenzionati  a derubarlo.  Un delfino ascolta quello che dovrebbe essere l ultimo canto di Arione, lo soccorre e lo porta, sulla sua groppa, fino a terra.

 Con le sue parole, con il suono del suo strumento trasmette armonia Roberto, la sua scelta di vita appare come la più semplice, naturale, quasi inevitabile.